Archeologia subacquea. In campo un robot per studiare le navi romane in Sicilia


La Soprintendenza del Mare della Sicilia studia due relitti romani con l’ausilio del ROV, un veicolo filoguidato dalla superficie in grado di monitorare e controllare il carico. Il primo dei due relitti si trova su un fondale di circa 55 metri ed è caratterizzato dalla presenza di centinaia di anfore, di 5 tipologie diverse, che contenevano probabilmente vino, databili fra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. Il secondo, conosciuto dal 1986, trasportava un carico di tegole rettangolari, e giace su un fondale di circa 40 metri vicino alla costa di Ognina, poco a Nord del capoluogo.

È l’importante campagna di indagine nelle acque di Catania per verificare lo stato di conservazione di due giacimenti archeologici subacquei, già rilevati negli anni passati. Ma ora esplorati mediante ROV, un veicolo filoguidato dalla superficie in grado di immagazzinare immagini utili a monitorare e controllare il carico dei due antichi relitti che si sono inabissati in epoca romana. Frutto dell’impegno della Soprintendenza del Mare, in collaborazione con il 3° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Messina.

I relitti non erano stati mai studiati in maniera scientifica, per cui si è proceduto ad una valutazione dell’area di dispersione. E delle condizioni di giacitura del carico. Il patrimonio scoperto – in linea con le direttive Unesco che suggeriscono di non prelevare dal fondale reperti qualora sia possibile la loro fruizione e la salvaguardia del bene stesso sul luogo – viene lasciato per la maggior parte sui fondali marini. Come testimonianza della consistenza e tipologia dei giacimenti archeologici rinvenuti.

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